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DETAIL – dettagli di architettura e design.

Il dettaglio altro non è che un particolare. Una minuzia, una rifinitura o una finezza.

A volte trascurabile e molto spesso invece una risorsa, un dettaglio può rendere un manufatto architettonico unico, icona e a volte anche opera d’arte. Un  particolare costruttivo può anche risolvere brillantemente un problema di natura tecnica o può, in una determinata scelta stilistica determinare la riuscita compositiva di alcuni progetti.

Questo accade  all’Istituto del mondo arabo di Parigi, aperto al pubblico nel 1987 e realizzato da un gruppo di architetti, Pierre Soria, Gilbert Lezénés e Architecture Studio, guidati dal geniale Jean Nouvel.  La facciata dell’edificio è costituita da diaframmi, analoghi a quelli delle comuni macchine fotografiche che, innescati da alcune fotocellule presenti nella parete sud e in un pozzo luce, mutano in continuazione la radiazione luminosa trasferita all’interno della costruzione. Un particolare costruttivo, un dettaglio quindi che caratterizza fortemente questa architettura.

 

 

 

Nel design invece c’è la Panton Chair che spiega facilmente la riuscita di un dettaglio progettuale che ha reso icona la sedia più famosa del mondo.  Ideata dal designer danese Verner Panton nel 1960 fu la prima sedia ad essere realizzata interamente con un unico foglio di plastica.

Anche il mondo dell’editoria intuisce presto l’importanza del “particolare” tant’è che nel 1961 nasce la rivista chiamata appunto “Detail” caratterizzata da 12 uscite annuali in cui vengono principalmente pubblicati alcuni progetti fino ai dettagli costruttivi.

Ci si può innamorare di un dettaglio, di un tono, di una caratteristica. L’ amore stesso si esprime in certe piccolezze, in scelte dettagliate, attente e fatte con cura. Ci si può costruire una carriera su quel certo non so che, su quelle “irresistibili sfumature così decise da trasformare sorrisi in lacrime” (99 Posse), sulla “descrizione di un attimo” (Tiromancino). Spesso “un dettaglio è un mondo senza confini” (Aldo Busi).

Del resto, anche il grande maestro, l’architetto Ludwig Mies van der Rohe diceva “Dio è nei dettagli”.

A cura dell’ Arch. Carolina Favilla

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